Sanaa (askanews) - Meno di sei mesi dopo avere dichiarato ufficialmente la fine dell'offensiva principale in Yemen, l'Arabia saudita si trova alle prese con una nuova escalation di un conflitto che non sembra delineare soluzioni a breve.

La ripresa a partire dal 9 agosto scorso dei raid aerei della coalizione araba guidata da Riad contro le regioni ribelli dello Yemen settentrionale, compresa la capitale Sanaa, saldamente in mano ai ribelli sciiti huthi, e l'intensificazione dei bombardamenti da parte di questi ultimi sulle regioni meridionali saudite, sono il logico corollario del fallimento di tre mesi di colloqui di pace inter-yemeniti in Kuwait.

Accusando l'Iran di cercare di destabilizzarla attraverso i ribelli huthi dello Yemen, nel quadro del più ampio conflitto geostrategico e globale tra sunniti e sciiti, l'Arabia saudita aveva messo faticosamente in piedi nel marzo 2015 una coalizione militare araba per sostenere il presidente Abd Rabbo Mansour Hadi, cacciato da Sanaa qualche mese prima.

Dai raid aerei si era rapidamente passati a un intervento con truppe sul terreno, per lo più saudite e degli Emirati, che aveva permesso alle forze governative di riprendere in mano le provincie meridionali nell'estate scorsa.

Poi nella guerra hanno trovato spazio anche formazioni armate di al Qaida e dell'Isis, complicando notevolmente il quadro di situazione. E il fallimento dei colloqui di pace, iniziati il 21 aprile in Kuwait e sospesi dall'Onu il 6 agosto per mancanza di progressi, ha innescato la nuova e drammatica escalation.

(Immagini Afp)