Tokyo (askanews) - Shinzo Abe alla prova della verità. Il 22 ottobre in Giappone si vota per la Camera dei rappresentanti, un passaggio importante per il premier nipponico che ha indetto le elezioni anticipate con il doppio obiettivo di ottenere un mandato per la riforma costituzionale e dirottare in ambito sociale l'extragettito che dovrebbe giungere dal 2020 grazie all'incremento della tassa sul valore aggiunto. Ma se non dovesse confermare la supermaggioranza dei due terzi dei seggi l'incarico potrebbe diventare impossibile.

I sondaggi per ora sembrano dargli ragione ma il sistema elettorale giapponese, un misto di maggioritario e proporzionale, è complesso e potrebbe riservare sorprese. Anche perché quest'anno, per la prima volta, alle elezioni per la Camera bassa votano anche i 18enni. Un altro dato da tenere d'occhio sarà quello della partecipazione al voto, visto che nel 2014 ci fu un'affluenza di poco superiore al 52%, un minimo storico.

L'obiettivo principale di Abe dovrebbe essere il superamento della cosiddetta "dottrina Yoshida", dal nome del primo capo del governo del Sol levante post-bellico a cui si fa risalire l'approccio che vuole Tokyo concentrare tutte le sue risorse sullo sviluppo economico, delegando la politica estera e di difesa agli Stati Uniti.

Le intemperanze balistiche del leader nordcoreano Kim Jong Un stanno facendo da acceleratore delle dinamiche politiche interne in Giappone. Ma comunque l'esito delle urne di domenica prossima non basterà. Se riuscirà a conservare la "supermaggioranza" Abe avrà la strada spianata a livello parlamentare per procedere con la riforma della Costituzione. Ma oltre all'approvazione con oltre i due terzi nelle due Camere della Dieta giapponese, l'iter prevede anche un referendum costituzionale. E i sondaggi, da questo punto di vista, non sembrano essere molto favorevoli.