Caracas (askanews) - Manca la farina di mais per le arepas, le tipiche crepes venezuelane? Bene, basta farle con la barbabietola. E il latte è ormai un miraggio? C'è l'acqua di riso. Alle prese con una recessione senza precedenti e una inflazione galoppante, il popolo venezuelano ha scoperto l'arte di arrangiarsi.

"Nel nostro Paese tutti stanno sperimentando, perchè gli alimenti tipici della nostra cucina sono spariti dagli scaffali, o comunque sono talmente cari che è molto difficile acquistarli": a parlare è Richard Hernandez, un imprenditore che ha fatto di necessità virtù in questa situazione e si è inventato una pagina Facebook con ricette alternative. La pagina "Aguantando la pela", traduzione "Salvando la buccia", ha oltre 80mila followers. Tutti alle prese con lo stesso problema

"All'inizio tutti sono stati invasi da un senso di angoscia. Ci domandavamo, cosa potremo mangiare ora? All'improvviso, quando cominci a esplorare le alternative scopri che non sei obbligato a dipendere dai prodotti industrali. Nasce un senso di libertà e di sollievo che è stato subito condiviso moltissimo sui social network".

In Venezuela, oggi si cucina con quel che c'è. Manca la farina ma si trova la manioca. La banana, buccia compresa, ha avuto un boom di utilizzo in cucina.

"E' un cambiamento di vita - ha spiegato Carolina Moreira, del centro di studi di Miranda - prima della crisi si mangiava 4 o 5 volte al giorno. Oggi possiamo fare un unico pasto, che deve essere davvero equilibrato"

Secondo l'altro fondatore di "Aguantando la pela", Vladimir de Chelminski, per mangiare bene in Venezuela oggi occorre avere molti soldi oppure molta creatività. L'alternativa sono sei ore di coda nei supermercati.