Caracas (askanews) - Il Venezuela alle prese con una gravissima crisi economica e istituzionale. Il presidente Nicolas Maduro, l'erede politico di Hugo Chavez, ha annunciato lo stato di emergenza fino a luglio, ma che sarà comunque rinnovabile. Il presidente non ha fornito ulteriori dettagli ma ha spiegato che l'esercito condurrà esercitazioni su scala nazionale contro non meglio specificati interventi armati che potrebbero essere fomentati con l'aiuto degli Stati Uniti. Maduro ha anche aggiunto che porrà sotto sequestro le industrie che hanno interrotto la produzione per mancanza di materie prime.

Le stime economiche prevedono un'inflazione record al 700%, la percentuale più alta al mondo quest'anno mentre il Pil ha registrato un -5,7% nel 2015 e si contrarrà ulteriormente nel corso dell'anno. Beni di prima necessità e medicinali scarseggiano sempre più. Con i prezzi del greggio a un terzo di due anni fa, le ricchezze petrolifere del paese non bastano più. Le entrate crollano e i

timori di default si fanno sempre più insistenti.

Dopo lo stato di emergenza, il crollo dell'economia, i blackout energetici, la riduzione dell'orario di lavoro, la scarsità di beni di consumo e le proteste di piazza, diffuse a macchia d'olio in tutto il Venezuela, Maduro potrebbe essere a un passo dalla bancarotta e dalla rivolta aperta.

L'opposizione, che controlla il Parlamento da dicembre, ha organizzato un referendum per la sua destituzione raccogliendo le firme necessarie ma il vicepresidente Aristobulo Isturiz lo ha bloccato contestando alcune irregolarità formali.

Il Venezuela si trova così a un passo dal baratro. Secondo gli analisti si temono tre scenari, tutti destabilizzanti, che vanno dalla rivolta popolare, al colpo di Stato militare, all'incremento della stretta autoritaria di Maduro per gestire l'emergenza e controllare il conflitto.

(Immagini Afp)