Parkland, Florida (askanews) - Nikolas Cruz, il 19enne americano che nel giorno di San Valentino ha aperto il fuoco e ucciso 17 persone nel suo ex liceo a Parkland, in Florida ha ammesso di essere lui l'autore di quella che è stata una delle più gravi sparatorie avvenute dentro un istituto scolastico della storia moderna americana.

Cruz si è presentato, via teleconferenza, davanti a un giudice della contea di Broward che ha confermato la sua detenzione senza cauzione. Indossava la tipica tuta arancione di chi è stato arrestato, mani, piedi e vita incatenati. Il giovane ha detto che era in grado di comprendere la situazione in cui era finito.

Intanto, mentre il presidente americano Donald Trump, sostenitore della lobby pro-armi, si è limitato a promettere scuole più sicure, monta la polemica sull'Fbi: a settembre 2017, infatti, la polizia federale era stata avvertita di un commento lasciato su un video YouTube che diceva: "Ho intenzione di essere un professionista che spara nelle scuole", firmato nikolas cruz, poi mercoledì il triste epilogo della faccenda.

Il ragazzo - su cui pendono 17 capi di imputazione per omicidio premeditato, uno per ogni vittima - mercoledì 14 febbraio si era recato alla Marjory Stoneman Douglas High School a bordo di un Uber. Con sé aveva uno zaino e una sacca neri, dentro cui aveva riposto numerosi caricatori. Dopo avere compiuto la strage, Cruz ha abbandonato il gilet pieno di munizioni che indossava e il fucile semiautomatico AR-15, acquistato legalmente per potersi mimetizzare tra la folla. Così è riuscito a non farsi notare tra gli studenti nel panico e ad allontanarsi dalla scena del delitto ma è stato arrestato mentre camminava lungo una strada residenziale un'ora circa dopo l'inizio della sparatoria.

Non è ancora chiaro il movente che ha spinto il ragazzo, orfano di entrambi i genitori, a compiere un simile gesto. Gli inquirenti continuano a scavare nel suo passato, caratterizzato da una passione per le ami, da comportamenti controversi e problemi di condotta che lo portarono ad essere espulso lo scorso anno dalla scuola dove ha finito per spargere sangue.

Non solo, Jordan Jereb leader di un gruppo di nazionalisti bianchi della Florida ha detto che Cruz era ne membro. Jereb, però, ha detto di non conoscere personalmente il ragazzo, "unico responsabile di quanto ha fatto". L'Fbi, intanto, sta cercando

di capire il coinvolgimento del 19enne nell'organizzazione e l'eventuale collegamento tra questa e la strage. L'Anti-Defamation League ha riferito che Cruz avevapartecipato ad alcuni esercizi di training del gruppo suprematista.