Washington (askanews) - A fine luglio si terranno le convention dei repubblicani e dei democratici per ufficializzare i candidati alla presidenza degli Stati Uniti. Per entrambi i partiti la corsa alla nomination è conclusa. Il 18 luglio a Cleveland Donald Trump riceverà l'investitura repubblicana, il 25 luglio a Filadelfia toccherà a Hillary Clinton ricevere l'unzione democratica. Resta solo la partita dei rispettivi vicepresidenti.

Forse i giochi sono già conclusi, ma a prima vista tutto resta ancora aperto. Secondo le ultime indiscrezioni, Trump, l'outsider ridicolizzato e sottovalutato che ha sbaragliato la machine repubblicana, starebbe pensando a Michael Flynn, un ex generale registrato ufficialmente tra gli elettori democratici ma che si è apertamente schierato contro le scelte di politica estera del presidente Barack Obama. Flynn dal 2012 al 2014 è stato al vertice della defense intelligence agency, la principale agenzia dei servizi segreti militari e ha assunto posizioni molto aggressive nei confronti dell'Islam radicale dichiarandosi favorevole a una maggiore collaborazione con la Russia per risolvere tutte le questioni di sicurezza internazionale, a cominciare dalla Siria.

Molti esponenti di spicco del Grand old party hanno dichiarato che non accetterebbero di candidarsi come vice di Trump. Ma continuano a volare alto nel listino della vicepresidenza repubblicana anche le azioni dell'ex speaker della Camera Newt Gingrich e dei governatore dell'Indiana Mike Pence e del New Jersey Chris Christie. La scelta non sarà facile, perché dovrà tenere conto dei punti deboli di Trump.

UPS 01.45

"Ha bisogno di qualcuno con esperienza" spiega Jeanne Zaino, docente di Scienze politiche allo Iona College. "Qualcuno che abbia già un nome consolidato e autorevole nell'ambito del partito repubblicano, perché è lì che Donald Trump ha dei problemi".

Il tempo stringe e, che sia un vantaggio o uno svantaggio, Trump dovrà svelare le carte prima della Clinton, al più tardi il 18 luglio alla convention di Cleveland. Per scegliere un vice che, secondo Costituzione, potrebbe subentrargli alla Casa Bianca in caso di "impedimento". Senza dimenticare, toccando ferro, che la storia degli Stati Uniti ha sempre segnalato un'inquietante ricorrenza nel fare uscire di scena presidenti sgraditi.

(Immagini Afp)