Milano (askanews) - Hillary Rodham Clinton è a un passo dal fare la storia.

Sulla scena pubblica da decenni, ex first lady, ex senatrice, ex segretario di Stato, ora potrebbe diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti. La sua lunga strada verso Washington parte da Chicago dove è nata da una famiglia della classe media, padre repubblicano, madre democratica.

Cresciuta in un sobborgo della città, Park Ridge, incrocia per la prima volta la politica lavorando come volontaria per la campagna presidenziale di un repubblicano, Barry Goldwater, ma subito dopo capisce qual è la sua direzione e si avvicina ai democratici. Negli anni Settanta lavora per il Fondo per la Difesa dei bambini, si impegna nella commissione che indaga sullo scandalo Watergate e si laurea a Yale dove conosce Bill Clinton, suo futuro marito.

Lo segue in Arkansas prima e alla Casa Bianca poi, dove nel 1992 entra per la prima volta come first lady. Una first lady molto più attiva di quante l'hanno preceduta, anche troppo per chi critica il suo eccessivo impegno nell'amministrazione del marito. Dal suo ufficio nella West Wing guida il fallito tentativo di riformare la sanità nazionale, affronta e supera lo scandalo Lewinsky che rischia di travolgere il marito. E, nel 2000, si lancia in politica in proprio: entra in Senato nello Stato di New York.

Otto anni dopo è pronta per il grande salto: si candida per la prima volta alla presidenza degli Stati Uniti, ma quello non è il suo momento, e dopo una accanita battaglia a fare la storia è un altro candidato: Barack Obama.

Al suo fianco guida il Dipartimento di Stato, ruolo in cui dovrà affrontare l'attacco in Libia e l'uccisione dell'ambasciatore americano, una delle responsabilità che più volte le è stata rinfacciata in questi mesi di campagna, insieme allo scandalo dell'email privata usata per comunicazioni di lavoro e alle accuse di rappresentare l'establishement e gli interessi di Wall Street. Tutti fattori che hanno reso più complicata la sua sfida alle primarie contro Bernie Sanders, ma non hanno interrotto la sua corsa. E per chi la accusa di giocarsi "la carta donna", primo fra tutti il suo sfidante Donald Trump, ha una risposta chiara: "Se lottare per la salute delle donne, il congedo familiare retribuito e la parità di retribuzione è 'giocarsi la carta donna' allora mi sta bene".