New York (askanews) - Ultimo discorso di Barack Obama all'Onu come presidente degli Stati Uniti d'America prima di passare il testimone al suo successore alla Casa Bianca, Hillay Clinton o Donald Trump.

Nel corso del suo intervento Obama ha ricordato i progressi compiuti negli 8 anni della sua presidenza e la crisi finanziaria del 2008, poi ha parlato del "paradosso del mondo odierno", caratterizzato dalla crisi dei rifugiati siriani e della mancanza di ordine nel Medio Oriente, dell'importanza di accogliere i rifugiati e ha detto che il fondamentalismo può essere sconfitto solo restando uniti. È necessario - ha detto - respingere qualsiasi forma di fondamentalismo, di razzismo e qualsiasi idea secondo cui esiste una superiorità etnica, sposando la tolleranza che risulta dal rispetto per tutti gli esseri umani.

"Anche in un posto come la Siria dove è difficile che ci possa essere una vittoria militare definitiva - ha spiegato Obama - stiamo facendo un duro lavoro con la diplomazia per fermare le violenze e aiutare i più bisognosi, sostenendo coloro che perseguono una soluzione politica e guardano a chi è diverso da loro con dignità e rispetto".

Sono la democrazia e la pace le uniche strade da intraprendere, ha continuato Obama che non ha risparmiato una secca stoccata a Vladimir Putin.

"In un mondo che ha abbandonato da un pezzo l'era degli imperatori - ha detto - la Russia sta cercando di riguadagnare la gloria perduta tramite la forza".

Il presidente americano, infine, ha invocato una "correzione di rotta" sulla globalizzazione ma senza nazionalismi e populismi. "Chi beneficia di più della globalizzazione ha spesso usato il proprio potere per danneggiare i lavoratori - ha detto - i diritti dei lavoratori invece, devono essere rispettati, non possiamo avere un capitalismo da cui traggano beneficio solo in pochi".

(Immagini Afp)