Ankara (askanews) - La furia dopo-golpe del presidente turco Recep Tayyip Erdogan - che per la prima volta è tornato ad Ankara dopo il fallito colpo di Stato - colpisce anche la scuola e l'università. La sua "purga" dopo esercito, polizia e giustizia, interessa anche il mondo dell'Istruzione, con la richiesta da parte del ministero competente di sospendere 15mila dipendenti.

Il Consiglio superiore dell'insegnamento, l'organo che controllal'organizzazione universitaria, da parte sua ha chiesto le dimissioni di oltre 1.500 rettori e decani universitari.

Complessivamente, sono oltre 7.500, inoltre, i militari e giudici arrestati, quasi 9mila, invece, tra poliziotti, prefetti e ufficiali della gendarmeria, oltre a un centinaio di membri dell'intelligence. A questi vanno aggiunte le "purghe" effettuate nell'Agenzia per gli affari religiosi (500 sospensioni) e negli stessi servizi dell'ufficio del Primo ministro (200 sospensioni).

In un crescendo di annunci di misure punitive, inoltre, l'Alto Consiglio per la radio e televisione turco ha annunciato di aver anche ritirato le licenze di trasmissione a tutte le emittenti radiotelevisive considerate vicine all'imam Fethullah Gulen, residente negli Stati Uniti, ritenuto l'eminenza grigia che c'è dietro il tentato golpe.

Le autorità americane hanno fatto sapere che esamineranno con attenzione la richiesta di estradizione di Gulen che, dal canto suo, ha esortato Washington a bocciare la richiesta e ha definito "ridicole" le accuse mosse da Ankara.

Il presidente Barack Obama ha nuovamente "espresso il suo sostegno alla democrazia turca" ma ha anche fatto pressioni affinché "le indagini e le azioni penali riguardanti chi ha voluto il colpo di stato siano condotti in modo tale che venga rafforzata la fiducia pubblica nelle istituzioni democratiche e lo stato di diritto".

Intanto, in risposta alle "purghe" di Erdogan, il sito web d'inchiesta Wikileaks ha pubblicato quasi 300mila e-mail del partito di governo turco, Akp, inviate prima del colpo di stato fallito nel Paese. Poco dopo la diffusione del materiale, scrive Wikileaks sul suo account Twitter, l'accesso al sito è stato bloccato a livello nazionale per tutti gli utenti turchi.

(Immagini Afp)