Ankara (askanews) - È in piena evoluzione lo scenario politico e diplomatico che gravita intorno alla Turchia all'indomani del tentato colpo di Stato che, pur fallito, sembra stranamente avere molti padri. Almeno a seconda dei punti di osservazione o d'interesse privato in atti d'ufficio.

Ankara ha inviato a Washington diversi dossier per ottenere l'estradizione dell'imam Fethullah Gulen, considerato dalle autorità turche il regista del golpe del 15 luglio scorso, secondo quanto riferito al Parlamento dal premier Binali Yildirim che ha definito Gulen il "capo dei terroristi".

Dal canto suo, al sicuro dal suo esilio statunitense l'ex sodale di Recep Erdogan trasformatosi, all'interno di una lunga lista, in uno dei suoi peggiori nemici ha liquidato come inconsistente il tentativo di estradizione che lo riguarda. "Già altre volte" ricorda Gulen, "hanno avanzato richieste simili ma le autorità non hanno dato seguito perché erano destituite di fondamento e illegali".

Riguardo al tentato golpe, Gulen non ha esitato a condannarlo, sottolineando il suo totale distacco dalla vita politica turca. "Valutando complessivamente la situazione, potremmo dire che si è trattato di un tradimento della nazione turca ma ormai non ci ascolta più nessuno" ha lamentato l'imam. "Non abbiamo più contatti e non disponiamo di strumenti di comunicazione. Sono qui da due anni e non ho mai lasciato l'edificio dove vivo".

Sul futuro prossimo, Gulen sembra avere idee piuttosto chiare. "Se la Turchia dovesse uscire dalla Nato rischia di tagliarsi del tutto fuori dal resto del mondo. E rischia di crearsi ancora più problemi. A mio avviso il paese potrebbe subire in breve tempo un drammatico tracollo e questo sarebbe terribile per la Turchia".

(Immagini Afp)