Ankara (askanews) - Il presidente turco Recep Erdogan, sull'onda emotiva del fallito golpe, continua a regolare pro domo sua i conti con l'opposizione. Sono stati spiccati 47 mandati d'arresto nei confronti di ex dipendenti del quotidiano Zaman, ultima tranche delle grandi epurazioni scattate dopo la tentata rivolta militare del 15 luglio. Il giornale viene considerato portabandiera dei media favorevoli all'imam Fethullah Gulen, ex sodale di Erdogan, che per Ankara sarebbe l'ispiratore del fallito colpo di Stato.

Secondo gli inquirenti, gli ex dipendenti del quotidiano non sono stati arrestati per quello che hanno scritto in passato, ma perché hanno conosciuto da vicino la rete tessuta da Gulen e potrebbero essere utili all'inchiesta. La volontà di Erdogan di colpire la stampa non governativa ha scatenato reazioni in Turchia e all'estero.

"È una situazione triste e inaccettabile" spiega Turgay Olcayto, presidente dell'Associazione giornalisti della Turchia. "Questi arresti ci sconvolgono, un giornalista deve essere giudicato da uomo libero. Certo, se dovesse commettere un crimine, allora le cose cambierebbero".

A inizio marzo il governo di Erdogan aveva commissariato il quotidiano Zaman che aveva allora una tiratura di 650mila copie, il suo direttore era stato licenziato in tronco e i sostenitori del giornale che manifestavano contro il provvedimento erano stati dispersi brutalmente dalla polizia.

(Immagini Afp)