Fort Myer, Virginia, (askanews) - La tomba degli imperi getta la sua ombra minacciosa anche sugli Stati Uniti. La guerra iniziata in Afghanistan 16 anni fa, subito dopo gli attentati dell'11 settembre 2001, sembra diventata un rompicapo insolubile per la Casa bianca, di ieri come di oggi. 17 diversi comandanti statunitensi non sono venuti a capo di nulla davanti alla incrollabile resilienza talebana.

Il presidente Donald Trump ha fatto il punto di situazione sul palco della base militare di Fort Myer, in Virginia, ammettendo un errore: "Avevo promesso di uscire dalla guerra in Afghanistan, avevo seguito il mio istinto. Ma è diverso quando seduto dietro alla scrivania dell'Ufficio ovale". Adesso ha deciso una strategia per continuare una guerra che deve finire solo quando saranno raggiunti degli obiettivi, nel quadro di una nuova strategia statunitense in Afghanistan e nell'Asia meridionale.

In realtà Trump, come i suoi predecessori, deve cercare di quadrare un cerchio impossibile. Come, per esempio, mantenere buone relazioni con due protagonisti regionali, India e Pakistan, che si considerano nemici irriducibili e che in Afghanistan stanno combattendo una propria guerra personale per interposta persona. Oppure esercitare un potere imperiale planetario senza ricorrere alla forza militare. Problema questo di non facilissima soluzione.

UPS 00.53

"Gli afgani intendono costruire la loro nazione e definire il proprio futuro" ha detto Trump. "Noi vogliamo che ci riescano ma non utilizzeremo più il potere militare statunitense per costruire democrazie in paesi lontani o cercare di ricostruire altri Stati a nostra immagine. Quella fase storica è definitivamente finita" ha concluso Trump.

Gli Stati Uniti hanno 8.000 uomini in Afghanistan e il Pentagono vorrebbe inviarne altri 4.000 per cercare di fermare l'avanzata dei talebani dato che, nelle stime più ottimistiche, il governo centrale controlla solo il 60% del territorio del paese. Per questo Trump ha chiesto un maggiore impegno ai membri della Nato e l'invio di nuove truppe sul terreno. Dato che uscire di colpo porterebbe conseguenze molto prevedibili, visto anche quanto successo in Iraq, dove il ritiro occidentale ha lasciato via libera all'Isis.

Pronta la replica dei talebani che per bocca del portavoce Zabiullah Mujahid hanno dichiarato: "Se l'America non ritira le sue truppe, presto l'Afghanistan diventerà il cimitero di questa superpotenza del 21esimo secolo". Un avvertimento già ignorato dall'impero zarista, da quello anglo-indiano e da quello sovietico. Con molti e dolorosi rimpianti.