Anche le scatole di biscotti contribuiscono a rendere difficili i rapporti tra Giappone e Corea del Sud, due Paesi che la comune minaccia nordcoreana dovrebbe invece avvicinare e spingere a dimenticare il peso della storia. I biscotti sono contenuti in scatole su cui e' riprodotta la forma di una isoletta situata proprio a meta' del mare che divide l'arcipelago giapponese dalla penisola coreana. Portano la dicitura “Takeshima monogatari”, il racconto di Takeshima. Aprendo la scatola, si rinviene una bandierina con il disco del Sol levante. I biscotti stessi, soffici, hanno la forma dell'isola che i giapponesi chiamano Takeshima e i coreano Dokdo. Si tratta in realta' di due isolette contigue, piu' alcuni scogli: un territorio brullo, scosceso, inospitale e piccolissimo che nei secoli non ha consentito insediamenti permanenti di popolazione. Il governo nipponico continua a rivendicarne la sovranita', anche se dal 1954 e' occupata stabilmente dai coreani, dopo che due anni prima l'uomo-forte di Seul, Syngman Rhee, traccio' una “linea” che la includeva nella propria giurisdizione. Negli ultimi anni il governo sudcoreano ha rafforzato la presenza della sua polizia e costruito alcune strutture.
Le posizioni sono irreconciliabili. Quella di Tokyo e' che si tratta di una occupazione illegale secondo il diritto internazionale e che l'isola sarebbe “parte inerente” del territorio nazionale. Quella di Seul e' che Dokdo e' stata da sempre coreana e quindi non c'e' spazio per sottoporre la questione alla Corte Internazionale di Giustizia: una posizione che accumuna completamente, una volta tanto, Seul con Pyongyang. Anche di fronte ai progressi nel programma missilistico-nucleare nordcoreano, insomma, la storia continua a dividere Tokyo e Seul e a impedire relazioni serene: oltre alla disputa territoriale, permane quella sulle cosiddette “donne-conforto” (indotte a prostituirsi in favore dei militari giapponesi durante l'ultimo conflitto).

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