Ankara, (askanews) - Terzo giorno di offensiva turca contro l'enclave di Afrin, nel nord della Siria: l'artiglieria turca da sabato continua a bombardare le postazioni dei miliziani curdi delle Unità di difesa del popolo (Ypg), considerati dei "terroristi".

Almeno 54 tra combattenti curdi e ribelli siriani filo-turchi sono stati uccisi in tre giorni di combattimenti, secondo l'Osservatorio siriano dei diritti umani. Ankara afferma di aver colpito solo "terroristi", accusando i curdi di "propaganda".

I curdi siriani hanno chiesto aiuto a Washington, invitando la coalizione internazionale guidata dagli Usa contro l'Isis ad "assumersi la responsabilità" rispetto all'offensiva turca contro il bastione delle forze curde.

E se il segretario di Stato americano Rex Tillerson ha riconosciuto "il legittimo diritto della Turchia a difendersi", la responsabile della politica Estera dell'Ue, Federica Mogherini, ha espresso la sua "estrema preoccupazione" per l'operazione "Ramoscello d'ulivo".

"Dobbiamo assicurarci che l'accesso umanitario sia garantito e che la popolazione civile e le persone non siano coinvolte nelle attività militari sul campo. Dobbiamo inoltre assicurarci che l'attività militare sia focalizzata contro Daesh in termini di strategia", ha spiegato Mogherini al termine di un vertice ministeriale dei capi delle diplomazie dell'Ue.