L'onda del Brexit si abbatte con la forza di uno tsunami sui mercati asiatici, investendo in particolare Tokyo, dove l'indice Nikkei ha chiuso in picchiata del 7,92% a 14.952,02 punti, con una perdita di ben 1286,33 punti. Dopo esser salito di quasi l'1% in apertura sull'onda degli exit poll che indicavano la probabile vittoria del “Remain” al referendum britannico, le successive indicazioni in senso contrario hanno provocato un tonfo sempre più accentuato della Borsa giapponese, in parallelo a uno yen in impennata fin sotto quota 100 nei confronti del dollaro e sotto 110 verso l'euro. Sulla sterlina la divisa nipponica è arrivata a guadagnare fin quasi il 14%.
Il ministro delle Finanze giapponese Taro Aso ha minacciato interventi sul mercato dei cambi. Ma se Tokyo vendera' direttamente yen sui mercati, si esporrà' all'accusa di reinnescare guerre valutarie. Le turbolenze da Brexit rafforzano pero' il dollaro nei confronti di altre valute asiatiche, tanto che oggi, secondo indicazioni provenienti dai trader, alcune banche centrali regionali sarebbe gia' intervenute per frenare il deprezzamento delle loro valute: di questo sono sospettate la Banca centrale sudcoreana e quella dell'India.
La Banca centrale del Giappone ha gia' emesso un comunicato in cui dichiara di essere pronta a fornire liquidità addizionale agli operatori che ne avessero bisogno, compreso il ricorso agli esistenti accordi di swap con altre banche centrali, a partire dalla Federal Reserve.