Nairobi, Kenya (askanews) - Secondo l'Unicef, dall'inizio di quest'anno più di 650 bambini sono stati reclutati da gruppi armati in Sud Sudan. Da quando la crisi del paese ha avuto inizio nel dicembre 2013 si stima che circa 16mila bambini siano stati reclutati nonostante l'impegno per porre fine alla pratica.

Temendo che il riaccendersi del conflitto possa mettere ancora più a rischio decine di migliaia di giovanissimi, l'Unicef ha chiesto la fine immediata dei reclutamento e il rilascio incondizionato di tutti i bambini da parte dei gruppi armati.

"Quando si attraversano le zone rurali del Sud Sudan si vedono ovunque bambini soldato" sottolinea Justin Forsyth, vice direttore esecutivo dell'Unicef, al suo ritorno da una missione a Bentiu e Juba, nel Sud Sudan. "In queste regioni dell'interno è in corso una massiccia mobilitazione per arruolare più gente possibile nei gruppi armati perché tutti sentono che la violenza sta per esplodere di nuovo e per questo stanno reclutando anche i giovanissimi. Ho conosciuto la famiglia di un bambino soldato appena ritornato che ha raccontato dei tre anni trascorsi all'interno di una milizia e delle violenze che erano costretti a commettere e della atrocità in cui venivano coinvolti. Inclusi stupri e omicidi. Ci vorranno anni per consentire a questi bambini di superare gli orrori a cui sono stati costretti", ha concluso Forsyth.

Nel 2015 l'organizzazione ha supervisionato il rilascio di 1.775 ex bambini soldato in quello che era uno dei più grandi piani di smobilitazione di sempre. Ma i nuovi combattimenti e il reclutamento in Sud Sudan rischiano di minare gran parte di questi progressi. Per questo è urgente l'accesso incondizionato di tutti gli interventi umanitari a Juba e in tutte le altre parti del paese, in modo da fornire sostegno, protezione e assistenza a donne e bambini.

Senza un'area umanitaria pienamente operativa, le conseguenze per i bambini e le loro famiglie saranno catastrofiche, ha sottolineato Forsyth.