Giakarta, Indonesia (askanews) - È la versione sud-est asiatica dell'Airpocalypse cinese. Gli incendi che hanno colpito ampie regioni dell'Indonesia negli ultimi mesi hanno rilasciato nell'atmosfera enormi quantità di gas serra, secondo gli ambientalisti addirittura superiori a quelle prodotte dalle industrie statunitensi. Tra gli effetti collaterali del migliaio di roghi indonesiani, oltre allo smog, alla chiusura delle scuole e ai voli cancellati, nel conto ora bisogna inserire anche le minacce alla sopravvivenza umana.

Lo smog prodotto dai roghi creati dalla deforestazione selvaggia praticata da anni, per far posto alle piantagioni della palma da olio, un prodotto sempre più richiesto a livello internazionale, ha prodotto un'aria irrespirabile che ha causato un drammatico aumento di malattie respiratorie. Una situazione resa più devastante a causa del Nino che ha prolungato la stagione secca, impedendo alle precipitazione di ripulire l'atmosfera, che secondo i ricercatori della Columbia university e di Harvard avrebbe prodotto almeno 100mila morti premature a causa della "killer haze", la foschia assassina.

90mila decessi si sarebbero registrati in Indonesia nelle aree più vicine ai roghi innescati per la deforestazione, altre migliaia negli Stati confinanti di Singapore e della Malaysia. Stime drammatiche che mandano in frantumi i bilanci ufficiali stabiliti dalle autorità che riferivano di soli 19 morti in Indonesia.

Se non si interverrà rapidamente, sottolinea Yuyun Indradi, responsabile di Greenpeace Indonesia per la campagna a difesa delle foreste naturali, la killer haze sarà responsabile di una terribile strage, anno dopo anno. "Non agire immediatamente per bloccare l'emorragia di vite umane sarebbe un crimine contro l'umanità" ha aggiunto.

(Immagini Afp)