Milano (askanews) - Con l'Fbi Trump è passato al contrattacco. Finito al centro delle accuse dopo la strage in una scuola

della Florida per il suo sostegno alla lobby delle armi, il presidente degli Stati Uniti, ha puntato il dito contro l'Fbi. L'accusa è che l'ufficio d'investigazioni federale fosse troppo concentrato sull'inchiesta Russiagate per ricordarsi di prevenire un evento come la strage della scuola di Parkland in cui sono morte 17 persone.

"È tristissimo che l'Fbi non abbia recepito alcuno dei molti segnali arrivati da colui che ha sparato nella scuola in Florida. Questo non è accettabile", ha scritto su Twitter Trump.

"Spendono troppo tempo - ha aggiunto - nel tentativo di dimostrare una collusione russa con la campagna elettorale per Trump, e non c'è alcuna collusione. Tornate ai vostri compiti, e rendeteci orgogliosi"!

All'indomani della strage in Florida, l'Fbi ha ammesso di aver

ricevuto a gennaio una soffiata nella quale si affermava che Nikolas Cruz, il giovane sparatore, programmava una strage.

Ma, al di là delle mancanze degli inquirenti, l'attacco ha riacceso il dibattito. Nel mirino ancora una volta la National Rifle Association, che si oppone ai tentativi di regolamentare il possesso delle armi negli Stati uniti. E anche Trump che è stato pesantemente attaccato da una sopravvissuta alla strage,

Emma Gonzalez, che ha denunciato il silenzio del presidente degli Stati Uniti sulle armi.