Madrid (askanews) - Nessun verdetto netto, le elezioni spagnole atto secondo somigliano drammaticamente al primo, dal momento che sulla scena del teatro della politica spagnola ritorna in blocco la stessa compagnia a recitare le stesse parti. E salvo grandi cambiamenti nella sceneggiatura, la commedia rischia di non finire qui.

Con le legislative, il Partido Popular del premier uscente Mariano Rajoy si conferma prima forza, migliorando i risultati dello scorso 20 dicembre, ma sempre lontanissimo dalla maggioranza assoluta che gli permetterebbe di governare; a sinistra il Partito Socialista resiste all'annunciato sorpasso della coalizione Unidos-Podemos, perdendo qualche seggio, ma migliorando le percentuali di voto, mentre quarta forza - tuttavia con minor peso negoziale - rimane Ciudadanos (C's), che ha visto voti e seggi trasferirsi verso la sponda "istituzionale" della destra rappresentata dal Pp.

In poche parole, la campagna di polarizzazione portata avanti sia dal Pp che da Podemos ha visto premiato a destra il primo, a danno di Ciudadanos, e a sinistra i socialisti, al cui leader Pedro Sanchez (che grazie al mancato sorpasso salva il posto) finalmente sembra essere stata riconosciuta la buona volontà

negoziale dimostrata sei mesi fa; e Unidos-Podemos è passata da grande speranza radicale a lupo cattivo che molti elettori, a destra e a sinistra, hanno fatto di tutto per scongiurare.

A questo punto ripartono i negoziati da dove si erano interrotti. La formazione di un nuovo governo non è certo più semplice di sei mesi fa, e se i partiti dovessero

mantenere gli attuali veti incrociati, potrebbe essere impossibile. Dal canto suo il PP fa già la voce grossa.

"Reclamiamo il diritto a governare, perchè abbiamo vinto le elezioni, ma ora dobbbiamo essere utili al 100% al popolo spagnolo a quelli che ci hanno votato e a quelli che non ci hanno votati. Dovremo parlare con tutti e lo faremo" ha detto a caldo" Mariano Rajoy.

(immagini AFP)