Città del Messico, (askanews) - I soccorritori lavorano senza sosta In Messico per cercare di ritrovare superstiti sotto le macerie dopo il violento terremoto del 19 settembre 2017 che ha provocato oltre 200 morti nel centro del Paese; tra questi almeno 21 bambini, tra i 7 e i 13 anni, travolti dal crollo della scuola "Enrique Rebsamen" nella capitale, Città del Messico.

L'edificio è parzialmente crollato uccidendo anche 5 adulti. Una quarantina i dispersi che si spera siano ancora vivi. I volontari hanno stabilito un contatto con alcuni di essi sotto i detriti.

Sb afp 13.49

00.01.23.02 x 2"

"È triste vedere questa situazione - spiega una volontaria - speriamo di trovare persone vive. Delle persone rimaste intrappolate molte non ne sono usciti vive".

+

Sb

00.01.36.21 x 2"

"Sono disperata - aggiunge un'altra soccorritrice - vorrei che i bambini ne uscissero vivi, vorrei vedere qualcosa".

La scossa, di magnitudo 7,1, è stata registrata alle 13.14 locali (le 20.14 italiane) del 19 settembre 2017. Per una strana coincidenza esattamente 32 anni dopo la grande scossa del 1985, che provocò la morte di oltre 10mila persone e che continua a rappresentare un trauma a livello nazionale per tutto il Messico.

La nuova scossa - che ha provocato il crollo di almeno una cinquantina di immobili nella metropoli di 20 milioni di abitanti e scatenato scene di panico, grida e crisi di nervi - segue di qualche giorno quella di magnitudo 8.2 che ha colpito il sud del Paese, provocando un centinaio di morti a inizio settembre.

Diverse strutture della capitale Città del Messico, dall'aeroporto all'Università, hanno annunciato la sospensione delle attività per ispezionare gli edifici. Le scuole a Città del Messico e a Puebla sono state evacuate e chiuse mentre molte aree della capitale restano ancora senza energia elettrica.

L'ambasciatore italiano a Città del Messico, Luigi Maccotta ha fatto sapere che per il momento non si contano italiani tra le vittime.