Afrin (askanews) - Sale la tensione nell'enclave curda di Afrin, nel nord della Siria, vicino al confine con la Turchia. Le milizie filogovernative siriane, finite sotto il fuoco dell'artiglieria turca, si sarebbero ritirate a una decina di chilometri dal confine lungo cui avrebbero dovuto schierarsi.

Fonti siriane hanno parlato di "fuoco contro le posizioni" occupate dalle milizie mentre per i turchi si sarebbe trattato solo di "colpi di avvertimento" che avrebbero costretto le forze filogovernative a ripiegare. E mentre il presidente turco Recep Tayyp Erdogan annuncia l'imminente schieramento di carri armati lungo il confine, gli Stati Uniti si dicono "Profondamente preoccupati" per l'evolversi della situazione.

Le milizie leali al regime del presidente Bashar al-Assad erano entrate ad Afrin nelle prime ore del pomeriggio di martedì 20 febbraio, con l'obbiettivo di dispiegarsi lungo il confine a fianco delle milizie curdo-siriane; si tratta del primo atto di presenza di forze filogovernative nella zona dal 2012.

Il loro intervento era stato richiesto dagli stessi curdo-siriani, nel tentativo di porre un'argine all'offensiva contro le milizie curde lanciata da gennaio 2018 dall'esercito turco; nonostante godano del sostegno degli Stati Uniti, infatti, Ankara le considera come la branca siriana del Pkk e quindi alla stregua di un'organizzazione terroristica, da eliminare al pari dei miliziani dell'Isis.