Damasco, (askanews) - Un massacro con quasi 200 morti fra i civili, di cui 60 bambini. È il bilancio di tre giorni di bombardamenti incessanti sulla roccaforte ribelle della Ghouta, a Est di Damasco, da parte del regime siriano di Bashar al-Assad. Secondo l'Osservatorio siriano per i diritti umani, con sede in Gran Bretagna, l'attacco ha provocato 17 morti domenica 18, 127 morti lunedì 19 e 50 morti martedì 20 febbraio. Giornalisti e cameramen dell'Agence France Presse hanno ripreso drammatiche immagini di feriti e morti in un ospedale di Douma, fra cui molti bambini.

L'opposizione siriana in esilio ha parlato di una "guerra di sterminio" e ha criticato il "silenzio della comunità internazionale". Nasr Al-Hariri, presidente della Commissione

Negoziale Siriana:

"Quello che sta succedendo a Ghouta è un crimine di guerra. Il diritto internazionale è molto chiaro su questo punto ma in Siria l'attuazione del diritto internazionale non esiste".

Ora, la popolazione teme l'arrivo delle truppe terrestri del regime di Damasco:

"Dove possiamo andare con i nostri bambini, i nostri ragazzi, dove possiamo andare? Vogliamo un posto sicuro, per proteggere il nostro paese. I rinforzi per la sicurezza sono irrilevanti, sentiamo il suono degli aerei che terrorizza i nostri bambini, sentono i droni, li terrorizzano. Dove possiamo andare con i nostri bambini che stanno seduti sotto questo terrore, questo orrore. Non osiamo uscire, non osiamo portarli in nessun posto, in un rifugio".

Le organizzazioni internazionali come l'Unicef hanno definito l'eccidio come "peggiore di quello di Aleppo". Secondo l'ong Save the Children, più di 350.000 civili sono intrappolati nell'enclave in mano ai ribelli. Abu Mohammed, costretto da giorni a vivere rifugiato in una cantina parla di 300 famiglie con 4-5 bambini ciascuna che sono nelle stesse condizioni.

"Tutto il mondo ci vede, vedono le condizioni in cui viviamo. Dico a tutti quelli che ci vedono: se lo sapete già, è un problema, se ancora non lo sapete, è un problema ancora più grande. Sono otto anni che andiamo avanti così...è il settimo anno e stiamo per entrare nell'ottavo".