Manila (askanews) - Si alza pericolosamente la tensione all'indomani della sentenza della Corte permanente per l'arbitrato dell'Aia che ha sentenziato che la Cina non può vantare alcun diritto storico di sovranità sulle isole contese del Mar cinese meridionale.

La Guardia costiera delle Filippine e quella giapponese hanno eseguito un'esercitazione congiunta anti-pirateria all'imbocco dell'area marina diventata incandescente. Anche Taiwan ha inviato una nave da guerra nel Mar cinese meridionale allo scopo di difendere il territorio marittimo nazionale. Anche per Taiwan, isola che conduce un'esistenza separata dalla Cina sin dal 1949, la sentenza dell'Aia non è vincolante ed è inaccettabile. Come Pechino è infatti parte perdente nella contesa in quanto le sue rivendicazioni si basano sulle stesse motivazioni cinesi mentre controlla Taiping, la più grande isola dell'arcipelago conteso delle Spratley.

In un mondo che appare sempre più una polveriera, le tensioni estremo-orientali lasciano crescere molte inquietudini. L'ambasciatore cinese a Washington ha dichiarato che sono cresciute le possibilità di uno scontro armato nella regione. Un quadro realista anche secondo Renato Cruz de Castro, docente di Relazioni internazionali a Manila, secondo cui l'arbitrato dell'Aia ha messo la Cina in gravi difficoltà togliendo ogni legittimità all'espansione di Pechino nel Mar cinese meridionale e fornendo, di converso, a Stati Uniti e Giappone un più ampio margine per l'impiego della forza.

"La sentenza dell'Aia fornisce sostanzialmente una giustificazione legale agli Stati Uniti per legittimare le operazioni necessarie a garantire la libertà di navigazione. Cosa che fanno dall'ottobre 2015, sfidando apertamente i cinesi" spiega de Castro. "L'arbitrato che stabilisce che le isole contese non danno vita ad alcun margine legale di acque territoriali consegna di fatto un assegno in bianco nelle mani di Washington". A Sarajevo, un secolo fa, bastò molto meno per incendiare tutto il mondo.

(Immagini Afp)