New York (askanews) - Dopo otto ore di seduta e 5 ballottaggi senza un risultato netto, la battaglia tra Italia e Olanda per un seggio non permanente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è conclusa con un compromesso "all'italiana". I due Stati hanno deciso di spartirsi il biennio 2017-2018, un anno a testa, con l'Italia nel 2017 e l'Olanda nel 2018. La Svezia aveva conquistato l'altro seggio a disposizione al primo turno.

Ad attendere il risultato a New York c'era il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che negli ultimi mesi, assieme allo stesso premier Matteo Renzi, ha fatto numerosi colloqui con diversi Paesi per sostenere la candidatura dell'Italia nel Gruppo Weog (Western Europeans and Others Group).

"Penso che questa sia anche la strada affinché entrambi i Paesi europei possano trasmettere un messaggio d'unione - ha detto Gentiloni - questo è il risultato di una soluzione diplomatica e ritengo che abbiamo bisogno di soluzioni diplomatiche in questo periodo".

Il gruppo dei paesi dell'Europa occidentale si riunirà per iniziare a valutare la proposta. E il via libera dovrebbe arrivare nei prossimi giorni.

La decisione del compromesso è nata dopo il penultimo voto del ballottaggio (il quarto), quando l'Olanda era ancora in vantaggio 96 a 94. Dopo l'ultimo voto, 95 a 95, l'Italia ha avanzato la proposta formale che prima è stata discussa al

telefono con Bruxelles, dove si trovavano sia Matteo Renzi sia il leader olandese Mark Rutte per la riunione sulla Brexit; dopo l'ok, è stata presentata dalle rispettive delegazioni nell'ufficio del presidente dell'Assemblea generale, Mogens Lykketoft.

Per assicurarsi i voti dei delegati, la Farnesina aveva condotto un'intensa campagna puntando sul suo ruolo centrale dell'Italia nel Mediterraneo. Tra i temi messi sul tavolo, innanzitutto gli impegni per risolvere l'emergenza immigrazione, per il finanziamento delle missioni di peacekeeping nel mondo e come principale contributore di soldati "caschi blu" tra i Paesi Occidentali.

Gli Stati neo eletti andranno a sostituire Angola, Malesia, Nuova Zelanda, Spagna e Venezuela.