Orlando (askanews) - Erano le due del mattino di un normale sabato sera quando il 29enne Omar Mateen ha fatto irruzione armato nel Pulse, famoso locale gay di Orlando, in Florida, uccidendo 50 persone, ferendone 53 e compiendo così la peggiore strage negli Stati Uniti dopo l'11 settembre. Armato di un fucile d'assalto e una pistola, l'assassino ha cominciato a sparare all'impazzata prima all'esterno, mietendo le prime vittime fra uomini della sicurezza e poliziotti e poi nel locale in cui si trovavano all'incirca 320 persone. Molti sono riusciti a fuggire, ma in circa 30 sono rimasti bloccati con l'assalitore che si è barricato dentro. C'è chi si è nascosto in bagno, chi ha cominciato a inviare sms o messaggi sui social network per lanciare l'allarme. Sul posto sono arrivati oltre 100 agenti di polizia che dopo tre ore hanno fatto irruzione uccidendo l'assalitore.

Gli inquirenti stanno indagando sulle motivazioni che hanno spinto l'omicida, nato a New York da genitori afgani, descritto dai familiari, in particolare dalla moglie, come instabile, bipolare e violento. Prima di tutto la matrice omofoba, Omar Mateen ha percorso quasi 200 km da Fort Pierce, paese in cui abitava, per andare a colpire uno storico locale gay della zona. Si indaga anche su possibili collegamenti col terrorismo islamico. L'uomo era stato interrogato negli anni scorsi per aver espresso simpatie nei confronti di attentatori suicidi ma la cosa era finità lì; durante l'assalto ha fatto una telefonata delirante al 911 sostenendo di essere dell'Isis che a sua volta ha rivendicato l'attentato, ma potrebbe rivelarsi il tentativo di far propria a posteriori la strage di uno squilibrato solitario, solo per aumentare il terrore e la paura.