Una tradizione piu' che millenaria salvata dal turismo. E' quella della pesca con i cormorani, nata 1.300 anni fa e preservata con fatica anche grazie al patrocinio della famiglia imperiale giapponese. Nei mesi estivi attira a Gifu, citta' vicina a Nagoya, un gran numero di turisti che alla sera salgono su barconi (da 15 a 50 posti) per ammirare da vicino l'abilita' dei maestri pescatori, che sanno “gestire” con lunghe corde fino a una dozzina di cormorani-pescatori (provenienti in genere dalla costa di Hitachi, a nord di Tokyo).I pesci d'acqua dolce “ayu” risalgono il tranquillo fiume Nagara. Quando cala il buio, vengono spaventati dalla luce del “kagaribi” (fuoco alimentato a legna in un cesto posto su un palo in testa alla barca) e i loro movimenti risvegliano l'istinto predatorio degli uccelli, che possono scendere in apnea per alcuni metri a cercare di catturali. La corda stringe il collo dei volatili, per cui il pesce non riesce a finire nel loro stomaco: finisce piuttosto in tavola come prelibatezza, dopo esser stato prelevato dal maestro pescatore. E' una professione che si tramanda di padre in figlio sotto l'egida dell'Imperial Household Agency: tutto e' antico, dal costume dei diversi pescatori (oltre al maestro “Usho”, c'e' il “tomonori” che spinge la barca con un remo e il “nakanori”, l'aiutante). I loro 122 attrezzi sono definiti come importanti proprieta' culturali, mentre le barche (“ubune”) sono lunghe circa 13 metri e hanno una forma simile a quella di una grande canoa. Se ne producono circa un paio l'anno, con tecniche tradizionali che non prevedono un previo design specifico. A Gifu c'e' poi un museo della pesca con il cormorano (aperto tutto l'anno, e non solo durante la stagione, che va da maggio ai primi di ottobre) e anche un “Cormoran Fishing Village”