Dacca (askanews) - Il Bangladesh ha deciso di rinviare l'avvio del rimpatrio in Myanmar dei profughi rohingya inizialmente previsto per il 23 gennaio 2018, come concordato da Dacca e Naypyidaw. Lo ha fatto sapere Abul Kalam Azad, funzionario del Dipartimento per gli aiuti ai profughi e per i rimpatri dal Bangladesh.

"Saremo molto lieti di vedere il processo di rimpatrio iniziare il prima possibile - ha detto - ma allo stesso tempo vogliamo che tutto avvenga in maniera sicura e definitiva, per questo stiamo evidenziando diversi problemi di sicurezza".

La stessa Amnesty International ha accolto con un sospiro di sollievo la notizia perché, secondo l'associazione umanitaria, l'avvio del rimpatrio avrebbe messo a rischio l'incolumità e i diritti degli oltre 650mila rohingya musulmani, fuggiti oltreconfine nel 2017 a causa della brutale repressione subita in Myanmar in quella che l'Onu ha definito una vera e propria operazione di pulizia etnica.

Gli stessi profughi, in effetti, hanno confessato di temere per la propria salute.

"Non torneremo indietro anche se è stato raggiunto un accordo - dice questo anziano - le nostre vite non sono ancora al sicuro lì".

"Qui possiamo mangiare e stiamo tranquilli - aggiunge questo ragazzino - siamo spaventati, se attraversiamo il confine ci ammazzano tutti".

"Ci uccideranno - conclude quest'uomo - tortureranno le nostre donne e le violenteranno, scaveranno delle buche e ci getteranno dentro. È questo ciò che faranno se torneremo indietro".

Amnesty International sta sollecitando i governi di Bangladesh e Myanmar a non prendere in considerazione il ritorno dei rifugiati rohingya fino a quando non vi saranno le condizioni per un ritorno volontario e in condizioni di dignità e sicurezza, come richiesto dal diritto internazionale, e finché non saranno prese misure per coinvolgere i rifugiati rohingya nelle decisioni che li riguardano.

Al momento l'accordo tra Bangladesh e Myanmar prevede anche un possibile coinvolgimento delle Nazioni Unite ma solo sul lato del Bangladesh e non chiarisce quanto l'Alto commissariato Onu per i rifugiati possa avere capacità e autorità di valutare la volontarietà dei ritorni. Il 16 gennaio 2018 il governo del Myanmar aveva reso noto che avrebbe accolto 1.500 rifugiati ogni settimana, una cifra considerata insufficiente a completare il rimpatrio entro 2 anni come previsto.