Monaco di Baviera (askanews) - Forse si è trattato solo del gesto di un folle che poi si è tolto la vita sparandosi alla testa. L'attentatore di Monaco che ha ucciso dieci persone in un centro commerciale della metropoli bavarese, ferendone 27 di cui dieci versano in gravi condizioni, era nato e cresciuto in città. Era uno studente che non aveva alcun rapporto con l'Isis ma soffriva di depressione, secondo quanto riferito dalla polizia bavarese durante una conferenza stampa. Gli inquirenti tedeschi al lavoro sulla strage nel centro commerciale Olympia di Monaco di Baviera sembrano dunque propendere per l'ipotesi del gesto di un forsennato isolato.

Un'ipotesi che sembra confermata dalla testimonianza raccolta dall'Afp di una vicina di casa dell'omicida, figlio maggiore di una coppia di origine iraniana, che ha descritto la tranquilla vita di una famiglia immigrata e integrata della piccola borghesia. Il padre taxista, la madre impiegata in un negozio mentre i figli andavano regolarmente a scuola.

"Vivevano al quinto piano. Un appartamento di tre stanze, una famiglia molto gentile. E poi quello che è successo... Forse c'era qualcosa che non andava più nella sua testa. Conoscevo bene quel ragazzo, sempre pronto ad aiutare, gentile, mai arrabbiato. Mi dispiace tanto per la sua famiglia, ma anche per lui. Non so proprio che cosa dire... La gente dice che è scattato qualcosa perché era musulmano, ma quello che è successo non ha niente a che vedere con tutto questo".

(Immagini Afp)