Misurata (askanews) - Misurata sta pagando un prezzo altissimo nella guerra contro gli estremisti islamici. La città costiera nell'ovest della Libia è la principale base delle forze armate governative e delle milizie coinvolte nella battaglia per riprendersi Sirte, a 200 km più ad est, nelle mani dello Stato islamico. Nell'offensiva del 12 maggio per riconquistare la città sono morti 300 soldati, 1.800 sono rimasti feriti, molti di loro venivano proprio da Misurata.

Qui tutti piangono un padre, un fratello, un marito; qui ogni famiglia ha un martire. Come il padre di Ali al-Kissa, avvocato e politico che ha lasciato tutto ed è partito per Sirte senza fare più ritorno.

"Era un uomo socievole, gentile - ricorda il figlio - spero che la guerra finisca presto, questo è il desiderio di tutti qui: che questa guerra finisca, che il Paese si riprenda e sia meglio di prima".

Abdallah Ehmeda Fssouk, 86 anni, è il padre di Abdelqader, un fotoreporter, ucciso a 30 anni mentre stava documentando dei combattimenti. "Non era alla ricerca d'oro, era appassionato del suo lavoro. Il suo obbiettivo principale era svelare la verità sul mondo"

Ehmeda, è il fratello del giornalista. "Era appassionato del suo lavoro e non si preoccupava dei soldi. Era conosciuto per il suo coraggio e nel suo ultimo articolo ha scritto: per scattare una bella foto bisogna rischiare la vita".

A tutti, non resta che riguardare le foto dei loro martiri e sperare in una vittoria che non renda vano il loro sacrificio.

(Immagini Afp)