Roma, (askanews) - Il centro di accoglienza di rifugiati ugandesi, vicino alla frontiera con il Sud Sudan, è pronto a ricevere un flusso piuttosto grande di rifugiati sud-sudanesi, se verrà aperta la frontiera e se la strada sarà resa maggiormente sicura.

L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati stima che 20mila persone sono bloccati alla frontiera sud-sudanese, nel sud del Paese, in attesa di poter percorrere il ponte sopraelevato che collega il Paese con l'Uganda. Si sono radunati proprio là, in attesa che i violenti combattimenti che hanno colpito Juba cessino. Ma per il momento non è stato detto nulla sull'apertura della frontiera e i soldati sud-sudanesi che controllano la linea di confine non lasciano passare che pochissime persone.

"Dopo che sono iniziati gli scontri in Sud Sudan - afferma Titus Jogo, incaricato dell'ufficio per i rifugiati - il numero è enormemente diminuito, passando dai 200-250 al giorno a poco meno di 150. Sappiamo che le ragioni sono l'insicurezza vicino Juba e nella strada Nimule. Se questo fatto sarà risolto, riceveremo sicuramente tra i 10mila e i 15mila rifugiati tutti in una volta".

Coloro che sono riusciti ad attraversare la frontiera, vengono accolti in un primo momento in un centro di transito, prima di raggiungere il campo profughi di Pagarinya.