Città del Messico (askanews) - La Corte suprema messicana ha bocciato un progetto di legge per depenalizzare l'interruzione volontaria di gravidanza. I membri della massima istanza giurisdizionale del Paese hanno respinto l'iniziativa per dichiarare incostituzionali due articoli del codice penale. I due articoli considerano l'aborto un crimine e limitano drasticamente le condizioni del ricorso all'interruzione della gravidanza per ragioni

mediche. Durante il dibattito, all'esterno della sede della Corte, si sono svolte manifestazioni opposte di antiabortitsti e di militanti in favore della libertà di scelta delle donne.

"Si uccide un bambino, la nostra religione vieta l'assassinio", dice un anti-abortista. "La politica è chiaramente machista in Messico, una maggioranza non ci vuole libere di scegliere, ma altri stanno lottando e chiedono un cambiamento", spiega una manifestante a favore.

Dal 2007 l'aborto è consentito nella sola Città del Messico durante i primi tre mesi, ma resta vietato nel resto del Paese ad eccezione dei casi di pericolo per la vita della gestante. Tra il 1999 e il 2013, più di mille donne sono morte in Messico in seguito ad aborti illegali o effettuati in cattive condizioni sanitarie.