Ventiane, Laos (askanews) - La Russia liquida in maniera assai brusca le ipotesi che ci possa essere la mano di Mosca dietro l'hackeraggio e la diffusione da parte di WikiLeaks di 20mila email rubate dai server del Comitato nazionale democratico, l'organo di comando del partito, nelle quali emerge quanto l'apparato abbia favorito Hillary Clinton nelle primarie contro il senatore Bernie Sanders, il rivale socialista della Clinton, dando credito ai sospetti circolati dall'inizio della campagna elettorale. La presidente del partito, Debbie Wasserman Schultz, ha dovuto rassegnare le dimissioni a causa della polemica.

La questione è poi esplosa a livello internazionale quando il capo della campagna elettorale della Clinton, Robby Mook, ha dichiarato nel corso di un'intervista televisiva che le email sono state rubate e pubblicate dai russi con l'obiettivo di aiutare Donald Trump, citando fantomatici esperti ma senza fornire prove.

Mentre l'Fbi ha aperto un'indagine sulla vicenda, il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, presente al summit dei ministri degli Esteri dell'Asia orientale a Ventiane, in Laos, ha liquidato seccamente le ipotesi di un possibile intervento di Mosca dietro l'hackeraggio, causa di tanto imbarazzo per i vertici del partito di Hillary.

"Preferisco non essere costretto a usare parole di quattro lettere", ha risposto Lavrov a una domanda sulle voci, lasciando intendere che per commentare avrebbe potuto solo utilizzare un termine scurrile, ma estremamente efficace, ormai invalso nell'esperanto internazionale di derivazione anglosassone.

(Immagini Afp)