Roma, (askanews) - L'attivista per i diritti umani indiana Irom Sharmila arriva alla Corte della capitale di Manipur, Imphal, per annunciare la fine del suo sciopero della fame, una protesta non violenta durata 16 anni.

Sharmila, chiamata la "Lady di ferro di Manipur", ha deciso di mettere fine allo sciopero per partecipare alle prossime elezioni nello Stato nord-orientale dell'India.

L'attivista, tenuta in custodia giudiziaria praticamente da quando ha iniziato a scioperare nel 2000, chiede la revoca dei poteri speciali detenuti dalle forze di sicurezza nella regione attraversata da violenze tra polizia e gruppi di insorti armati locali.

Sharmila è stata confinata in un ospedale a Imphal accusata di tentato suicidio ed è stata alimentata forzatamente più volte al giorno tramite una cannula nasale. "Ho deciso di interrompere il digiuno durato 16 anni questo 9 agosto e partecipare alle elezioni di Manipur nel 2017 come candidata indipendente", ha annunciato la 44enne fuori dal tribunale di Imphal, sottolineando che la sua è stata "una lotta solitaria" e per questo ha deciso di "dichiarare guerra contro la Legge in modo democratico diventando una deputata, invece di proseguire lo sciopero della fame".

Sharmila ha smesso di mangiare e bere dopo avere assistito all'uccisione di 10 persone a una fermata dell'autobus vicino alla sua casa in Manipur da parte dell'esercito, che gode di poteri speciali grazie alla Legge Afsa (Armed Forces Special Powers Act).