Saigon (askanews) - La Guerra del Vietnam, forse il primo conflitto globalizzato nelle coscienze della popolazione mondiale, finiva nel 1975. Nello stesso anno nel centro di Saigon, l'ex capitale del Sud ribattezzata Ho Chi Min City, veniva aperta un'esposizione dedicata agli orrori del conflitto, visti, ovviamente, dal punto di vista del regime comunista che aveva sconfitto gli americani. Oggi quell'esposizione è diventata un vero e proprio museo.

Nell'immaginario cinematografico occidentale sulla Guerra del Vietnam, questo è uno dei simboli più evidenti: l'elicottero CH-47 Chinook, che trasportava le truppe della Cavalleria durante la "sporca guerra", oggi riposa, insieme ad altri veicoli, nel museo dedicato ai "crimini di guerra" di Saigon, dove, recita una sezione presentata già all'esterno del museo, si parla della "verità storica" sulla guerra.

In mostra documenti, testimonianze, ricostruzioni di quanto avvenuto sui campi di battaglia, a partire dalla guerra di liberazione dal dominio coloniale francese, culminata con la battaglia di Dien Bien Phu. Ma il grosso del materiale esposto riguarda il conflitto con gli americani che 50 anni fa, nel 1968, viveva il suo momento di massima intensità.

La storia delle guerre, si sa, la raccontano sempre i vincitori: in questo caso, però, la raccontano utlizzando i mezzi degli sconfitti, come questo elicottero americano, un altro dei simboli della Guerra del Vietnam, che immaginavamo sempre a pochi metri da terra, pronto a decollare per lasciare un terreno di guerra totalmente inaffidabile.

Il museo, oggi ufficialmente denominato "War Remnants Museum", accoglie molti turisti occidentali e racconta anche della mobilitazione internazionale contro la guerra a fine anni Sessanta, oltre che di alcune icone, come lo scatto di Nick Ut dell'8 giugno 1972 che immortala una bambina vittima di un bombardamento al Napalm. E alcune stanze, al netto della retorica filo vietcong, sono di una drammaticità quasi inostenibile.

Quella che si racconta in questo museo, ovviamente, è solo una parte della storia dei conflitti indocinesi, resta il fatto che, uscendo, per esempio, dalla stanza dedicata alle conseguenze dell'Agente Orange, non è possibile rimanere indifferenti.