L'Aia (askanews) - In appello contro la demonizzazione. Com'era scontato, l'ex leader serbo-bosniaco Radovan Karadzic ha presentato appello contro la condanna inflittagli nel marzo scorso a 40 anni di carcere per genocidio e crimini di guerra compiuti durante la guerra in Jugoslavia, tra il 1992 e il 1995.

Dopo sei anni di processo, Karadzic, nato in un villaggio montenegrino nel 1945, laureato in psichiatria ed ex presidente della Repubblica serba di Bosnia, accusato di far parte di un'organizzazione criminale militare, politica e paramilitare che perseguitò la popolazione non serba, è stato condannato dal Tribunale penale internazionale per l'ex-Jugoslavia per aver commesso, in quanto presidente della Repubblica serba di Bosnia e comandante delle forze armate, crimini di guerra, crimini contro l'umanità e per aver avuto un ruolo attivo nel genocidio dei musulmani bosniaci avvenuto tra il 1992 e il 1995.

Considerato, tra l'altro, uno dei responsabili del massacro di Srebrenica del 1995, la più grave strage avvenuta in Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale, secondo quanto dichiarato dal suo legale Peter Robinson, Karadzic contesta in 50 punti la sentenza, in quanto condizionata da un processo politico che, a suo dire, è stato pensato per confermare la sua demonizzazione e quella del popolo serbo bosniaco. Il processo era iniziato nell'ottobre del 2009 e l'accusa aveva chiesto che Karadzic venisse condannato all'ergastolo.

(Immagini Afp)