E' un Giappone che si incammina su una strada gia' percorsa dall'Italia quello che appare alla delegazione guidata dall'on. Stefano Dambruoso della Associazione parlamentare di amicizia Italia-Giappone. Dambruoso e i colleghi Pierpaolo Vargiu e Salvatore Matarrese si sono trovati sulla stessa lunghezza d'onda dei membri della maggioranza alla Dieta nipponica, che hanno appena approvato una controversa legge sui reati associativi e cospirativi - etichettata in nome del contrasto al terrorismo e alla criminalità organizzata - e che tra non molto - sempre su impulso del governo del premier Shinzo Abe - dovranno cominciare ad affrontare il tema della prima revisione della Costituzione del 1947 con l'obiettivo primario di istituzionalizzare il ruolo delle forze armate. All'on. Junji Suzuki, presidente della Commissione Giustizia della Camera Bassa, la delegazione italiana ha in effetti confermato che anche l'Italia ha dato un giro di vite normativo anti-terrorismo, estendendo la punibilità del reato nella fase del tentativo: il pendolo legislativo tra garanzia dei diritti individuali ed esigenze della sicurezza si sta spostando in ambito internazionale verso il lato che da' piu' spazi di intervento ai poteri pubblici. “Abbiamo anche riflettuto - continua Dambruoso - su come sia importante per il Giappone dimostrare di essere sugli stessi standard internazionali degli altri principali Paesi e sottoscrivere finalmente la Convenzione di Palermo del 2000 che introduce uno strumento ulteriore per contrastare il crimine organizzato, sia di natura criminale sia terroristica”. La severita' e' necessaria, specialmente contro il terrorismo targato Isis - aggiunge Dambruoso - con norme che assicurino una risposta istituzionale rapida e ferma: ”Ma la severità non vasta: parallelamente, abbiano detto ai nostri colleghi della Commissione Giustizia, in Italia settimana prossima dovrebbe essere approvata una nuova legge, a mia prima firma, che riguarda il contrasto alla radicalizzazione”.
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