Teheran (askanews) - Alla vigilia dell'hajji, l'annuale pellegrinaggio dei fedeli musulmani nei luoghi sacri della Mecca e di Medina, il rito si sta trasformando nell'occasione di uno scontro e di una guerra di parole quasi senza precedenti tra l'Arabia Saudita, punto di riferimento dell'islam sunnita e paese che ha la gestione del pellegrinaggio, e l'Iran, roccaforte dell'islam sciita.

Per la prima volta in almeno trent'anni, gli iraniani sono stati esclusi dall'hajj. Per questo da Teheran il presidente Hassan Rohani ha invitato tutti i musulmani a "punire" l'Arabia Saudita per i suoi crimini.

"I paesi della regione e il mondo islamico devono coordinare le loro azioni per risolvere i problemi e punire il governo saudita. Se il problema con Riad si fosse limitato all'hajj si sarebbe potuta trovare una soluzione. Ma disgraziatamente questo governo, con i crimini che commette nella regione e col suo sostegno al terrorismo, versa il sangue dei musulmani in Iraq, in Siria e nello Yemen".

Non certo meno duro l'ayatollah Ali Khamenei, guida suprema iraniana, che ha attacco la famiglia reale saudita, che a suo giudizio non merita di gestire i luoghi santi dell'islam dopo la ressa che provocò 2.300 morti durante un pellegrinaggio alla Mecca nel 2015.

"Questa catastrofe mostra ancora una volta che questa maledetta discendenza non merita di gestire i luoghi santi" dell'islam, ha dichiarato Khamenei ricevendo le famiglie di 464 pellegrini iraniani morti un anno fa.

Ad alzare i toni chi ha pensato anche la massima autorità religiosa saudita, il Grand Mufti Abdulaziz al-Sheikh, che aveva sostenuto che gli iraniani "non sono musulmani".

(fonte AFP)