Roma, (askanews) - Il rumore degli spari è quasi un lontano ricordo a Darra Adamkhel, in Pakistan, cittadina tribale tra le colline, circa 35 km a Sud di Peshawar, considerata preziosa per decenni per il mercato nero delle armi. Qui i kalashnikov erano venduti su larga scala, realizzati da rottami metallici, e ancora oggi costano meno di uno smartphone. Il boom ci fu negli anni '80, quando i mudjahideen avevano bisogno di armi per combattere contro i russi in Afhanistan. Poi la città divenne una roccaforte dei talebani che imposero leggi più restrittive e un sistema di giustizia parallelo. Ma fu con la repressione militare del 2007 che la fiorente industria delle armi, realizzate da generazioni, copiandole da quelle straniere, entrò in crisi. Il governo, da allora, ha lanciato un'offensiva contro il commercio illegale e molti negozianti hanno chiuso.

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"Ho avviato qui il mio business 30 anni fa - racconta un uomo - adesso gli affari sono crollati. Vorrei vendere il mio tornio. Il nostro mercato era davvero buono un tempo, ma non è più così".

Ora ci sono checkpoint ovunque, controlli. Molti dei negozi che vendevano armi hanno iniziato a vendere altri prodotti, alimentari e elettronici. E rischiano di sparire. Chi però ancora riesce a lavorare, è in grado di copiare le armi straniere per rivenderle a pochissimo:

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"Questo è un MP5 - spiega un negoziante - li faccio da 20 anni. Qui costano solo 95 euro, e farli poco più di 60".