Roma, (askanews) - I Giochi Mondiali dei Nomadi in settembre tornano in Kirghizistan, e al centro dell'attenzione c'è il kok-boru, una specie di polo che si gioca mettendo al posto della palla una capra sgozzata. E' uno sport popolare anche in Afghanistan. Quest'anno i giochi si terranno nel nuovo ippodromo sul lago di Issyk-kul. Un impianto con la capienza di diecimila spettatori che ambisce ad essere il più bello dell'Asia centrale.

Il polo in versione originale sembra effeminato ai giocatori kirghizi. Ma come dice Temir Moldokulov, giocatore della squadra di kok-boru "per noi nomadi questa versione non lo è, è il nostro sport nazionale, i nostri padri e i nostri antenati lo giocano dall'alba dei tempi".

Ma ci saranno anche altre discipline, per esempuio il tayak tartysh, una lotta al tappeto fra due avversari che richiede forza e abilità. Dilbara Imankanov fa parte della nazionale kirghiza. "Chi ha detto che è uno sport da uomini? Anche le donne combattono. Il mio coach mi ha incoraggiata. Prima faceva l'arbitro alla mia università, allora facevo judo" dice.

I Giochi dei Nomadi sono diventati un motivo di orgoglio nazionale per un paese povero come il Kirghizistan, che ha affrontato due rivoluzioni e negli ultimi 25 anni di indipendenza ha oscillato fra democrazia e tirannia. Ma lo scopo è preservare la ricchezza della cultura nomadica, spiega Nurdin Sultanbayev, segretario generale dei Giochi: "Quest'anno, abbiamo integrato le discipline sportive in un vero spettacolo che rappresenta la nostra cultura nomadica. E' un progetto magnifico perché ha molti scopi: tutelare le tradizioni, attirare i turisti, e unire diversi paesi del mondo".

In tutto, quaranta paesi, ma i costi sono alti e la costruzione dell'ippodromo per esempio ha richiesto più del doppio del previsto, l'equivalente di 14 milioni di euro invece di 6. Il Kirghizistan che ha ospitato anche la prima edizione nel 2014, spera di ammortizzare in futuro; ma i prossimi giochi nel 2018 si terranno in Turchia.