Parigi (askanews) - Dentro quest'urna c'è il nome del prossimo presidente degli Stati Uniti. Siamo a Parigi, al bancone dell'Harry's bar, locale in cui trovano rifugio da decenni gli espatriati americani e che dal 1924 predice con esattezza i risultati delle elezioni americane. Ad ogni votazione presidenziale i clienti del bar possono dare il loro voto, non ufficiale, ai candidati alla Casa bianca, una tradizione cominciata negli anni Venti per permettere agli americani a Parigi di partecipare simbolicamente alle elezioni del loro Paese, in un periodo storico in cui ancora non si poteva votare dall'estero.

Il voto è simbolico ma le regole sono rigide, spiega Franz-Arthur MacElhone, attuale proprietario dell'Harry's bar. "Bisogna essere americani per votare, bisogna mostrare il passaporto. Non abbiamo un registro ufficiale come gli impiegati pubblici, ma abbiamo un elenco per evitare che le persone votino due volte. Ad ogni elezione votano circa 500 persone".

La tradizione resiste ed è ormai tanto consolidata che quest'anno ha deciso di votare anche l'ambasciatrice americana a Parigi, Jane Hartley.

In oltre 90 anni i risultati dell'Harry's bar non hanno coinciso con quelli reali solo due volte: nel 1976, con la vittoria del democratico Jimmy Carter e nel 2004, con la rielezione del repubblicano George W. Bush.

Per sapere chi vincerà fra Clinton e Trump bisognerà comunque aspettare l'8 novembre, giorno in cui i cittadini americani saranno chiamati al voto e l'Harry's bar diffonderà i suoi risultati infallibili, o quasi.