Hong Kong, (askanews) - Sono passati due anni dalla "rivolta degli ombrelli" a Hong Kong e Alexandra Wong è ben determinata a lasciar vivo il ricordo del movimento che nel 2014 ha infiammato la ex colonia britannica. L'artista disegna murales con lo scotch giallo sull'asfalto della strada che conduce al quartier generale del governo di Hong Kong. "Molti alti funzionari passano da qui ogni mattina - spiega Wong - io devo continuare a dire loro che continueremo a promuovere un vero suffragio universale".

Insieme a lei, nell'anniversario della rivolta, si sono visti centinaia di manifestanti muniti di ombrelli gialli. Alle 17,58 locali (le 11,58 italiane), è scattato il silenzio; è l'ora esatta in cui le forze di polizia spararono gas lacrimogeni sui dimostranti che per proteggersi si aiutarono con gli ombrelli, da cui il nome del movimento democratico che sfidò Pechino reclamando un vero suffragio universale.

Il governo centrale cinese non cedette neanche di un palmo. Da allora il messaggio si è radicalizzato presso alcuni democratici che oggi chiedono l'autonomia o l'indipendenza

totale da Pechino. Almeno cinque deputati rappresentanti di questa tendenza sono appena stati eletti al Parlamento locale. Tra questi anche Nathan Law, uno dei leader della rivolta di due anni fa:

"L'indipendenza potrebbe essere una opzione. Ogni cittadino dovrebbe poi riflettere su fino a che punto questo porterebbe a una società ideale. La cosa più importante per me è che Hong Kong possa decidere del proprio destino e vivere una vita migliore"

Hong Kong è stata restituita a Pechino sulla base di un accordo che concedeva delle libertà sconosciute sul continente, secondo il principio di "un Paese, due sistemi".

Ma a due anni dalla rivolta, sempre più abitanti hanno la

sensazione che la Cina stia rafforzando la presa sull'ex colonia

britannica ritornata sotto la sua tutela nel 1997.