Alla presentazione del bilancio dei primi 9 mesi dell'esercizio, il direttore finanziario di Hitachi, Mitsuaki Nishiyama, ha citato la controllata italiana al 51% Ansaldo STS solo per sottolineare il positivo contributo (assieme ad AnsaldoBreda) alla crescita dei ricavi della divisione Social Infrastrutture & Industrial Systems. Ha pero' evitato di fare dichiarazioni sull'aspro contrasto con i fondi soci di minoranza in Ansaldo STS, in particolare Elliott, che accusano Hitachi di esser stata troppo furba sul prezzo di acquisizione in collusione con il venditore Finmeccanica e ne contestano la governance. Secondo un avvocato d'affari esperto di M&A - cresciuto a Tokyo e attivo dal 1987 -, Stephen Givens, Hitachi - furbizie o no - e' stata in fondo piuttosto ingenua. Non ha considerato che le leggi sulla governance all'estero possono esser diverse che in Giappone, dove non ha avuto problemi con i soci di minoranza di aziende che controlla anche per meno della meta' del capitale. Ingenuità forse estendibile alle “slides” aziendali che sottolineavano come l'acquisizione di Ansaldo STS fosse un “package deal” con AnsaldoBreda, probabilmente preparate per convincere il board che la maggiore acquisizione estera di sempre fosse un “good deal”, senza anticipare che avrebbero potuto essere rese pubbliche. Givens nota che recente i fondi attivisti hanno alzato il tiro anche in Giappone, spesso con effetti positivi. Ma a suo parere i procedimenti giudiziari in Italia, penali e civili, rendono la vicenda Ansaldo STS un “caso estremo” che rischia di danneggiare la percezione del Paese come destinazione di investimenti diretti esteri. Mentre e' in corso una vera e propria guerriglia, focalizzata sulla governance, di cui non si vede la fine, il Ceo di Ansaldo Sts, Andrew Barr, ha ammesso che l'obiettivo ultimo di Hitachi e' una piena integrazione con una acquisizione totale, ma al quartier generale di Tokyo si tace o si ripete che per ora la situazione azionaria non cambia. E lo scontro rischia di protrarsi molto a lungo. Gli hedge fund non hanno fretta, afferma Givens, come dimostrano i tempi lunghi di Elliott sul caso dei bond argentini.
Vai all’articolo