Roma, (askanews) - La convention democratica di Philadelphia si è chiusa con una pioggia di palloncini a sancire la candidatura di Hillary Clinton a presidente degli Stati Uniti. E la ex segretario di Stato ha tenuto un discorso di accettazione di un'ora attaccando Donald Trump e promettendo che il lavoro sarà la sua priorità. Un discorso che ha scaldato la sala, messo a tacere i pochi contestatori rimasti e convinto la platea democratica. Chissà se ha convinto anche il paese.

"Sarò la presidente dei democratici e dei repubblicani, degli indipendenti, di chi lotta e di chi ha successo, di tutti quelli che votano per me e di chi per me non ha votato: di tutti gli americani" ha detto Clinton.

In parte racconto autobiografico, in parte professione di fede nell'America dell'unità dove si vince tutti insieme, in parte agenda politica; ma in buona parte il discorso è servito ad attaccare il candidato repubblicano Donald Trump. Un uomo d'affari con troppi fallimenti, un imprenditore che produce all'estero. E un uomo pericolosamente inaffidabile.

"Immaginatelo nello studio ovale di fronte a una vera crisi. Un uomo che si lascia provocare da un tweet non è un uomo a cui affidare armi nucleari".

Lei, invece, Clinton, si presenta come eminentemente affidabile. E se c'è qualche contestatore rimasto in sala viene zittito dalle urla di "Hillary Hillary".

Promette di lavorare con il candidato sconfitto Bernie Sanders per garantire a tutti una educazione universitaria sostenibile. Tendendo la mano alla classe media bianca più colpita dalla crisi, promette di creare lavori che servono davvero a mantenere le famiglie.

E naturalmente, una donna. La portata storica della sua candidatura è ribadita in tutta questa serata conclusiva della convention. E lei lo sottolinea: abbattere una barriera non serve solo alle donne: "Sono felice per le nonne e le nipotine, per i bambini e gli uomini; quando cade una barriera in America, cade per tutti".