Damasco (askanews) - Anche questo è uno degli effetti collaterali della guerra in Siria. In questo villaggio 60 chilometri a nord di Damasco i coltivatori stanno raccogliendo una delle risorse più caratteristiche e rinomate del patrimonio culturale e materiale siriano, la rosa damascena. Un fiore di oltre trenta petali, composto da più di 400 sostanze aromatiche, in grado di offrire un olio profumato apprezzato in tutto il mondo.

Ma il conflitto che sta devastando il paese dal 2011, teleguidato da molteplici interessi economici e geopolitici, ha colpito duramente tutta la filiera di settore. I raccolti sono diventati quasi impossibili dopo che intere famiglie hanno dovuto abbandonare i campi per sfuggire agli scontri armati mentre le terre dedicate alla rosa damascena si sono ridotte della metà.

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"La produzione è crollata da quattro a due tonnellate, dato che i fiori pretendono cure meticolose e continue" spiega un coltivatore. "E non possiamo più dedicarci a queste attività a causa della guerra".

Grazie al suo profumo ricco e delicato, la rosa di Damasco, raccolta a mano al mattino presto ancora bagnata di rugiada per ottenere un prodotto di elevata qualità, viene ampiamente impiegata per la produzione di oli essenziali e di cosmetici. L'acqua di rose invece viene utilizzata in molti modi in tutto il Medioriente come bevanda rinfrescante, come aroma in pasticceria, negli incensieri delle moschee e anche per augurare buona fortuna ai matrimoni. Ora tutto questo è a rischio.

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"La distillazione e la produzione di acqua di rose è stata gravemente danneggiata dalla guerra in Siria" sottolinea un distillatore. "Negli anni passati producevo solitamente dieci tonnellate di acqua di rose. Quest'anno riuscirò a malapena ad arrivare a due".

In tutta la zona di Damasco, la rosa damascena impreziosiva giardini, balconi e viali, una sorta di simbolo nazionale, gioiosamente fragrante. Ma ora sia presenza che profumi stanno trascolorando, soffocati dalle fosche nebbie della guerra. Le profumerie della città vecchia sono addirittura costrette a rifornirsi all'estero. Un esito davvero paradossale, come se il Reggiano fosse costretto a importare il parmigiano, Napoli la pizza, Milano il panettone, Vignola le ciliegie.

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"I costi di produzione in Siria hanno raggiunto picchi vertiginosi e siamo costretti a rivolgerci al mercato internazionale" spiega con rammarico il proprietario di una profumeria della capitale siriana.

Per produttori e coltivatori i problemi che assediano la rosa damascena sono un simbolo dell'agonia di un popolo intrappolato in un conflitto che viene da lontano e che ha provocato la morte di quasi 300mila vittime, forzando all'esilio milioni di siriani.

Un destino quello della rosa di Damasco che sembra riverberato nei versi, famosi, di François de Malherbe, poeta francese del XVI secolo: "Da rosa ha vissuto quanto vivon le rose: lo spazio di un mattino".

(Immagini Afp)