Bar Elias, Libano (askanews) - I siriani non hanno più un posto per vivere. E nemmeno per morire. In cinque anni di una guerra che viene da molto lontano, lontano dai loro interessi e dal loro destino, oltre un milione di profughi è fuggito in Libano, ammassandosi in campi desolati e desolanti come questo nella valle della Bekaa. E per aggiungere altro danno alla disperazione non trovano dove seppellire i loro morti.

Nel vecchio cimitero di Bar Elias, le tombe si affollano l'una accanto all'altra e minacciano di crollare. Dopo il suo arrivo in Libano Ahmed Youssef ha perso tre figli, morti poco dopo la nascita. Ha dato sepoltura ai primi due nella stessa tomba, al terzo in un'altra città.

L'arrivo dei rifugiati siriani ha raddoppiato la popolazione delle zone ai confini e secondo le autorità libanesi i profughi, che vivono in condizioni di povertà estrema, registrano un tasso di mortalità nettamente più elevato. Ovunque terribili storie di disperazione.

"Ero incinta, ma mio figlio è morto. Mi hanno operato e tolto il bambino", ricorda una rifugiata siriana. "I miei parenti hanno cercato di seppellirlo a Dalhamiyeh ma il custode del cimitero non li ha fatti entrare. Hanno dovuto aspettare la notte per dargli sepoltura in segreto".

Il Libano è sempre più provato. Per molti abitanti, i siriani devono tornarsene a casa, come sottolinea Saad Mayta, sindaco di Bar Elias: "Se i siriani restano a casa nostra, la situazione diventerà impossibile. Già non possiamo occuparci dei libanesi, come possiamo farci carico di un altro popolo?".

La situazione è drammatica e per il momento irrisolvibile. La guerra in Siria dal 2011 ha fatto 280mila morti e spinto la metà dei 20 milioni di abitanti ad abbandonare le proprie case.

Ora i siriani non hanno più un posto per vivere. E nemmeno per morire.

(Immagini Afp)