Da alcuni mesi, migliaia di attivisti ambientalisti si sono radunati nel North Dakota ai confini della riserva degli indiani Sioux denominata Standing Rock. Messi a dura prova da un gelo terribile, protestano contro “Dakota Access”, il progetto di un megaoleodotto che dovrebbe trasportare il petrolio dai giacimenti di shale oil dell'estremo nord dell'America all'Illinois e, da qui, alle raffinerie del Golfo del Messico. Il punto più controverso riguarda il tracciato della pipeline: poiché dovrebbe attraversare il lago Oahe nella riserva indiana, i nativi temono il rischio di una contaminazione delle acque in caso di fuoriuscita del greggio dalle condutture. Per i manifestanti, quella degli indiani Sioux è una preoccupazione più che giustificata. Per chi, invece, è convinto della necessità di realizzare l'infrastruttura, il raduno a Standing Rock è un classico caso di protesta Nimby. Pur avendo incassato una decisione a loro favorevole del Genio Militare , gli stessi manifestanti sembrano dare per scontato che il sit-in ambientalista tenderà ad esaurirsi non appena, come probabile, la nuova amministrazione Trump revocherà il blocco alla realizzazione dell'oledotto. Ciò nonostante, sono convinti che la protesta abbia un respiro più generale e sia destinata a lasciare il segno nel dibattito in corso negli Usa.