Il Giappone e' all'avanguardia nelle attivita' di prevenzione dei danni da terremoti e ancora di piu' in quelle di educazione della popolazione ad affrontare le emergenze: in questo senso, ha sicuramente molto da insegnarci. Per quanto riguarda le attivita' di ricostruzione, il Sol levante puo' essere pero' solo un punto di riferimento piu' generico, in quanto esistono differenze sostanziali che rendono poco esportabile il “modello Giappone” in Italia. Anche nell'arcipelago, infine, non mancano elementi di complessita' che possono generare ritardi sulle tabelle di marcia e polemiche. Lo ha potuto constatare la presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini, che dopo il vertice G7 delle Camere svoltosi a Tokyo ha effettuato una visita a Iwaki, in una delle aree della provincia di Fukushima piu' colpite dal terremoto e dallo tsunami del marzo 2011. L'ha accompagnata uno degli uomini-chiave del processo di ricostruzione: Masakatsu Okamoto, advisor del governo, ex viceministro per la Ricostruzione e ora direttore delle operazioni nella provincia di Fukushima. “I giapponesi convivono da sempre con il rischio terremoti e hanno strutturato un sistema di collaborazione molto articolata tra i ministeri e tutti i corpi dello stato a ogni livello – osserva Boldrini - oltre al fatto che la popolazione stessa sa benissimo cosa fare in caso di terremoto perché e' stata istruita anche con esercitazioni sistematiche, fin dall'infanzia. Dall'educazione specifica a fattori come le linee di coordinamento preventivo tra comuni limitrofi e tra diversi organi amministrativi, si tratta di un esempio da cui si possono trarre utili insegnamenti”. Certo, prosegue Boldrini, c'e' anche un sistema edilizio-architettonico molto diverso dal nostro: ogni 30 anni si ricostruisce, con tecniche antisismiche sempre più sofisticate mentre “da noi c'e l'esigenza di riuscire a rendere i nostri edifici e borghi storici più sicuri anche ai terremoti”. Okamoto, che era stato nel 2008 al G8 dell' Aquila come segretario del premier Taro Aso, sottolinea che in Giappone e' certo più facile procedere a ricostruire da zero, magari in zone diverse dall'insediamento colpito, il che diventa una scelta consigliabile specie per le aree piu' vicine al mare che furono distrutte dallo tsunami.Il governo giapponese ha previsto un totale di 32mila miliardi di yen (oltre 280 miliardi di euro) per i dieci anni del processo di ricostruzione.