Tokyo (askanews) - La 30enne Saki Kozai è una delle più belle e affermate star dell'industria pornografica 'Made in Japan', una macchina miliardaria che macina circa 30mila film a luci rosse all'anno. Come spesso accade in questo settore, però, non è tutto oro quello che luccica; Saki, infatti, oggi è una delle tantissime giovani pornoattrici giapponesi che, nell'ultimo periodo, stanno uscendo dall'ombra per denunciare inganni, violenze ed abusi per costringerle a lavorare nel settore.

"All'inizio mi fecero il 'lavaggio del cervello' - spiega l'attrice - usavo farmaci per calmarmi perché ero instabile. Ero convinta di non poter tornare indietro e quindi ho duvuto fidarmi di loro e andare avanti".

Saki aveva 24 anni quando ha iniziato la sua carriera. Come tante ragazze è stata reclutata da persone senza scrupoli con la promessa di essere avviata a una carriera da modella o da attrice ma da subito si è ritrovata nuda a fare sesso davanti alle telecamere, spesso dietro minacce o violenze. Giovani ragazze come lei, spesso tra i 18 e i 25 anni, possono oggi rivolgersi a un'associazione di produttori che denuncia gli abusi e chiede una riforma del settore, affinché sia più trasparente.

"Tra gennaio e luglio 2016 - spiega una loro rappresentante - 162 donne si sono rivolte a noi, non è un numero piccolo ma pensiamo che sia solo la punta dell'iceberg".

"Qualunque sia il tipo di contratto tra l'attrice e il produttore o l'agente - aggiunge l'ex pornostar Mariko Kawana - credo che debba sempre esserci una terza parte che possa redigere un documento valido per tutti, in modo da tutelare i diritti delle persone coinvolte".

Non sono rari infatti casi in cui i contratti risultino incomprensibili e siano fuorvianti, soprattutto per ragazze giovanissime. È anche per questo che attrici come Saki e Mariko si stanno impegnando in prima persona per mettere fine agli abusi e tutelare la nuova generazione di attici hard giapponesi.

(Immagini Afp)