Parigi, 23 ago. (askanews) - In Francia il divieto del burkini approda in udienza pubblica al Consiglio di stato, la più alta istanza della giurisdizione amministrativa, giudice di ultimo grado per i ricorsi contro le decisioni di un'autorità pubblica.

Dopo la decisione dei sindaci di una quindicina di località della riviera mediterranea di bandire il costume da bagno islamico sulle spiagge, la Lega per i diritti umani ha deciso di fare ricorso

contro la decisione del tribunale amministrativo di Nizza. Secondo il tribunale, il divieto è "necessario, appropriato e proporzionato" per prevenire disordini pubblici dopo la tragica serie di attentati terroristici in Francia, a partire da quello sul lungomare di Nizza la sera del 14 luglio.

Il burkini sarebbe passibile di offendere le convinzioni o le non convinzioni di altri utenti della spiaggia e quindi percepito come una sfida o una provocazione in grado di esacerbare le tensioni.

Secondo la Lega per i diritti umani, invece, il divieto è discriminatorio, un grave e illecito attacco contro diversi diritti fondamentali, inclusa la libertà di religione.

La decisone del Consiglio di Stato farà giurisprudenza, andando oltre la sentenza del Tribunale amministrativo di Nizza, e dovrà essere applicata da tutti i tribunali amministrativi francesi.

"Il principio di laicità non è applicabile negli spazi pubblici" spiega Patrice Spinosi, avvocato della Lega per i diritti umani. "Nello specifico, una spiaggia. Non una scuola, non una sede amministrativa. E non esistono concreti pericoli di ordine pubblico innescati dal semplice fatto di indossare un burkini. Ancora non ci troviamo in una società in cui il solo fatto di portare un segno religioso visibile può scatenare disordini o risse. Ci aspettiamo che il giudice confermi il diritto e non si lasci trasportare dalle passioni e dalle polemiche mediatiche e politiche che oggi infuriano intorno al burkini", conclude Spinosi.

(Immagini Afp)