Parigi (askanews) - Sulla questione più imbarazzante che effettivamente prioritaria del burkini, il controverso costume da bagno islamico (una sorta di contrappasso estetico nei confronti dei ridottissimi bikini occidentali), il governo francese sembra sull'orlo di una crisi di nervi.

Mentre il divieto del burkini è approdato al Consiglio di stato, giudice di ultima istanza per i ricorsi contro le decisioni di un'autorità pubblica, il ministro dell'Interno francese Bernard Cazeneuve, cercando maldestramente di salvare capra e cavoli, ha dichiarato che il bando imposto sulle spiagge di alcune località francesi non deve portare a stigmatizzazioni. Dichiarazione che giunge dopo le polemiche suscitate da alcune choccanti fotografie che mostravano agenti di polizia multare una donna vestita con legging, tunica e velo, costringendola a spogliarsi.

"L'applicazione della laicità e la possibilità di emanare tali decreti non deve portare a stigmatizzazioni o a divisioni tra francesi", ha detto il ministro al termine dell'incontro con il

presidente del Consiglio francese del culto musulmano Anwar Kbibech che aveva chiesto di essere ricevuto con urgenza.

Sulla polemica, in cerca di un rilancio in attesa dell'ufficializzazione della sua candidatura alle presidenziali francesi del 2017, si è gettato Nicolas Sarkozy che in un'intervista a TF1 ha definito il burkini una provocazione.

"Tutti si rendono conto che l'affaire del burkini è una provocazione. Una provocazione al servizio di un Islam politico, di un Islam radicalizzato. Vietare ogni segno esteriore di appartenenza a una religione mi sembra il modo migliore per calmare le tensioni", ha detto Sarkozy.

Dal canto suo il primo ministro Manuel Valls ha cercato di gettare, con più o meno successo, acqua sul fuoco: "Per tutto ciò che può sembrare una stigmatizzazione, una volontà di attaccare l'Islam, non bisogna fare confusioni con l'islamismo che è chiaramente da condannare. In questo momento bisogna lottare con estrema determinazione contro l'islamismo radicale, contro i simboli che mirano a occupare gli spazi pubblici, dato che si tratta di un'ideologia. In discussione non c'è solo la laicità dello Stato, è una battaglia culturale e politica".

Più chiara e tranchante - e se ne sentiva davvero la necessità - Najat Vallaud-Belkacem, ministra dell'Istruzione, che ha dichiarato senza le ambiguità di un funambolico politichese che i bandi anti burkini sono sgraditi: "Da parte mia, ritengo che la proliferazione dei decreti contro il burkini non sia gradita. Penso che ponga un problema sulla questione delle libertà individuali. Sino a dove ci si può spingere per verificare se un abbigliamento è conforme ai buoni costumi?".

(Immagini Afp)